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ASL TO2 - A Torino, per la prima volta in Italia, un Dipartimento di Salute Mentale si è dotato di un ambulatorio territoriale che si occupa in modo specifico dei disturbi dello spettro autistico in età adulta.
L’iniziativa è dell’ASL TO 2 e ha attuale valenza sovrazonale, con il contributo della ASL TO 1, coprendo le esigenze dell’intera Città di Torino.
“I disturbi dello spettro autistico rappresentano un insieme di disturbi neuroevolutivi complessi, a esordio precoce, che intervengono sulla qualità della comunicazione e relazione sociale, e che permangono per tutta la vita nella quasi totalità dei casi – spiega il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale ‘G. Maccacaro’ASL TO 2, Dott. Elvezio Pirfo – ne esistono forme a funzionamento più compromesso, con disabilità intellettiva, e forme a funzionamento più alto, con livello intellettivo nella norma ma che comunque presentano un deficit nella cognizione sociale”.
La prevalenza in Italia è stimata intorno a 40-50 Pazienti su 10.000 abitanti, ben lontana dall’1:100 del mondo anglosassone, a indicare la necessità di una maggiore attenzione diagnostica.
Sinora in carico genericamente ai Centri di Salute Mentale, i Pazienti affetti da disturbo dello spettro autistico nella città di Torino già solo nella fascia di età 18-30 sono stimati in 1,6 su 1000 abitanti (dati npi.net) cui si aggiungono i Pazienti nelle fasce di età superiore.
 “E’ importante che i processi abilitativi continuino in età adulta per non perdere le abilità acquisite in età evolutiva – precisa il Dott. Roberto Keller, specialista in Psichiatria e Neuropsichiatria Infantile, Responsabile dell’Ambulatorio – così come bisogna prestare attenzione a diagnosticare anche in età adulta le forme cliniche che non sono state in precedenza individuate clinicamente, per poter alleviare la sofferenza individuale e delle Famiglie. Vengono pertanto proposti un percorso diagnostico accurato, con test validati e la definizione di un progetto individualizzato”. 
Continuità terapeutica e assistenziale sono le parole d’ordine del nuovo servizio della ASL TO 2, nell’ottica del pieno rispetto della persona, del suo valore e della sua Famiglia.
“Questo ambulatorio è un progetto innovativo che offre ai Centri di Salute Mentale di Torino, agli Utenti, alle Famiglie e ai Servizi Sociali dell’intera città un centro di riferimento e di consulenza specialistica per valutazione, diagnosi e orientamento al progetto di intervento – commenta il Direttore Generale ASL TO 2, Dott. Maurizio Dall’Acqua – rappresentando anche una razionalizzazione di risorse altrimenti disperse”. “L’attivazione definitiva dell’ambulatorio segue al periodo di attività pilota già iniziato sin dal 2009 nell’ASL TO 2 e recepisce le indicazioni del Tavolo Autismo del Ministero della Salute, delle Linee di indirizzo della Regione Piemonte del 2009 e della Conferenza Stato Regioni del 2012 – conclude il Dott. Dall’Acqua – nonché le richieste di tutte le Associazioni dei Familiari”.
Attivo da giugno 2013 su tutta la città di Torino, l’ambulatorio ASL TO 2, in cui operano Specialisti psichiatri e psicologi, ha sede presso il CSM ASL TO 2 di Corso Francia 73 a Torino (tel. 011-4336129) è aperto il martedì dalle ore 15 alle 17 e il mercoledì in orario 9-13/14-17 ed è accessibile su invio dei Centri di Salute Mentale competenti per residenza, ai quali verrà restituita una valutazione specialistica e garantito l’eventuale supporto consulenziale.
 

FONTE: Ufficio stampa Asl To2 

Nel maggio di quest'anno, dopo undici anni di lavoro, ha visto la luce l'ultima revisione del più diffuso manuale di riferimento degli psichiatri di tutto il mondo. Anticipiamo i principali cambiamenti rispetto all'edizione precedente, alcuni dei quali sono ancora oggetto di aspre disussioni...

(di Ferris Jabr) 

 

Nell'articolo di "Le Scienze", si legge che per più di undici anni, l'American Psychiatric Association (APA) ha lavorato per rivedere l'ultima versione del suo best-seller: il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM). Anche se il DSM è spesso chiamato la “Bibbia della psichiatria”, non tutti i medici lo vedono come un testo sacro: molti lo considerano piuttosto un utile complemento alle proprie competenze. Tuttavia, negli Stati Uniti le compagnie di assicurazione chiedono spesso una diagnosi secondo i criteri del DSM prima di contribuire ai costi delle terapie, e i ricercatori trovano più facilmente finanziamenti se stanno studiando una malattia formalmente riconosciuta dal manuale. Lo scorso dicembre l'APA ha annunciato di aver completato il lungo processo di revisione; la pubblicazione della nuova edizione, il DSM-V, è quindi prevista per il maggio 2013, dopo un ultimo passaggio di editing (presumibilmente minore) e la correzione delle bozze. Ecco le decisioni finali dell'APA su alcuni dei nuovi disturbi più controversi e i cambiamenti più dibattuti relativi a quelli già classificati, con alcune sorprese.

 

L'accumulo è ora ufficialmente una malattia
Si tratta della compulsione ad accumulare eccessivamente oggetti(hoarding) che la maggior parte delle persone butta o regala, come vestiti mai indossati, vecchi giornali e giocattoli rotti. Alcuni degli accumulatori raccolgono ossessivamente animali oppure categorie particolari di oggetti, per esempio tessuti. Molti li conservano in casa, altri in auto o in ufficio. Anche se le cose si accatastano una sull'altra, divorando lo spazio e lasciando solo stretti passaggi, gli accaparratori rifiutano di sbarazzarsi di alcunché. In alcuni casi,  non pensano che disordine e caos siano un problema. Nelle edizioni passate, il DSM considerava l'accumulo un sintomo del disturbo ossessivo-compulsivo (OCD). Ora, in seguito a una serie di ricerche ben confermate, il DSM-V lo classifica come un disturbo a sé stante.

DSM-V: arriva la nuova edizione della 'Bibbia della psichiatria'© Sandy Huffaker/Corbis

Gli studi pubblicati negli ultimi dieci anni hanno sottolineato che molti accumulatori non manifestano altri sintomi del disturbo ossessivo compulsivo e che nella popolazione generale l'accumulo potrebbe essere più comune dell'OCD. Altre indagini hanno suggerito che, sebbene OCD e accumulo patologico possano coesistere, sono geneticamente e neurologicamente distinti. Fra i genitori e i fratelli di accaparratori, per esempio, vi sono tassi di accumulo patologico più elevati che nei parenti di primo grado di persone con disturbo ossessivo compulsivo; inoltre l'accumulo sembra essere ereditato come carattere recessivo, mentre il controllo compulsivo e la sistematicità che caratterizzano l'OCD sono dominanti. Infine, anche se alcuni antidepressivi, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), e la terapia cognitivo-comportamentale spesso aiutano chi soffre di OCD, hanno molto meno successo nel cambiare i comportamenti di accumulo. 

 

Anche gli studi di neuroimaging suffragano la nuova diagnosi. Hanno rivelato che quando gli accumulatori prendono decisioni su cosa tenere e cosa buttare, la loro attività cerebrale è nettamente diversa da quella delle persone con OCD e delle persone senza disturbi mentali. Hanno bisogno di molto più tempo per fare una scelta e mostrano una maggiore attività nella corteccia cingolata anteriore, un'area cerebrale che ha un ruolo importante nel processo decisionale, e nell'insula, che aiuta a interpretare le nostre emozioni e le nostre risposte fisiologiche. Gli accumulatori patologici, a quanto pare, sviluppano un forte attaccamento emotivo verso oggetti che la maggior parte delle persone non esita a buttare.

La ridefinizione di dipendenza e l'introduzione dei disturbi d'azzardo
Il DSM ha evitato a lungo  la parola addiction, parlando piuttosto di sostanze d'abuso e di dependence. Secondo la quarta edizione del manuale, l'abuso di sostanze si riferisce a un consumo di droga ripetuto che crea problemi sul lavoro, a scuola e nella vita sociale. Per contro, la definizione del DSM-IV di dipendenza (dependance) da sostanze corrisponde a ciò che molti intendono per "tossicodipendenza": una quantità eccessiva di tempo trascorso per entrare in possesso della sostanza, una maggiore tolleranza a essa, danni fisici o psicologici dovuti al suo consumo, tentativi falliti di interromperne l'assunzione e sintomi di astinenza.


DSM-V: arriva la nuova edizione della 'Bibbia della psichiatria'© igors Sinitsyn / Demotix/Demotix/Corbis

Charles O'Brien, della University of Pennsylvania e Nora Volkow, direttore del National Institute on Drug Abuse (NIDA), hanno scrittoche la commissione dell'APA responsabile della revisione del DSM-III del 1980 scelsero il terminedependence al posto di addiction per un solo voto. Da allora diversi psichiatri hanno sostenuto che il DSM fonde i due concetti. In generale, i medici (tra cui la Società americana di medicina delle dipendenze) definiscono la dipendenza non come dipendenza chimica, ma come costante ricerca e uso di una sostanza nonostante tutte le sue ovvie ripercussioni. Le persone che assumono antidepressivi, analgesici o ipertensivi, per esempio, dipendono da quei farmaci per vivere normalmente, ma non sono “dipendenti” (addicted). Come risultato della fusione operata nel DSM, scrivono O'Brien e Volkow, "i medici che osservano segni di tolleranza e sintomi di astinenza suppongono che ciò significhi dipendenza (addiction), e i pazienti che necessitano di ulteriori analgesici vengono lasciati soffrire. Ugualmente, pazienti che avrebbero bisogno di analgesici oppiacei possono rinunciare a un trattamento adeguato per paura della dipendenza, che equiparano alla tossicodipendenza.

Ora, l'APA ha fatto un passo per rimediare a ciò che molti considerano una scelta sbagliata. Il DSM-V elimina la confusione fra i due termini: tutte le dipendenze e i relativi problemi rientrano nella categoria "disturbi da uso di sostanze", in un capitolo intitolato “Disturbi da dipendenza e correlati all'uso di sostanze”. Il DSM-V rafforza inoltre i criteri per la diagnosi di questi disturbi, graduandoli in lievi, moderati o gravi. Mentre nel DSM-IV per una una diagnosi di abuso di sostanze era richiesto un solo sintomo, nella nuova edizione un disturbo da uso di sostanze lieve richiede almeno due sintomi. 

DSM-V: arriva la nuova edizione della 'Bibbia della psichiatria'© Franck Guiziou/Hemis/Corbis

Originariamente, l'APA aveva  proposto di inserire un nuovo capitolo intitolato "Dipendenze comportamentali", ma il capitolo non sarà presente nella nuova edizione. Per la prima volta, tuttavia, il nuovo manuale includerà, insieme ai disturbi da uso di sostanze, anche il disturbo da gioco d'azzardo. Nelle precedenti edizioni del DSM "gioco d'azzardo patologico" era classificato come un disturbo del controllo degli impulsi . 

Che si possa essere dipendenti da un comportamento come il gioco d'azzardo allo stesso modo in cui si può essere dipendenti da una sostanza rimane però una questione molto controversa. L'APA ha basato la sua decisione, almeno in parte, su dati recenti secondo cui nelle persone che sono dipendenti dal gioco d'azzardo il cervello cambia in modo simile a quello dei tossicodipendenti, e che sia tossicodipendenti sia giocatori d'azzardo patologici traggono beneficio dalla terapia di gruppo e da una graduale disassuefazione. Un'altra dipendenza comportamentale, il disturbo da gioco su Internet, verrà incluso nella sezione 3, che è riservata alle condizioni che richiedono ulteriori ricerche prima di essere formalmente considerate disturbi. L'ipotizzata “ipersessualità”, che molti hanno considerato come come un altro nome per la dipendenza dal sesso, è stata invece respinta dai curatori del nuovo manuale.

Capricci o malattia?
Le fluttuazioni anormalmente intense e frequenti dell'umore – che oscilla da uno stato di esaltazione e agitazione a una profonda depressione – sono caratteristiche del disturbo bipolare (precedentemente conosciuto come malattia maniaco-depressiva). Per la maggior parte dell'esistenza del DSM, il disturbo bipolare è stato considerato in primo luogo una malattia dell'età adulta, anche se a volte fa il suo esordio nell'adolescenza. Negli ultimi due decenni, tuttavia, sempre più bambini sono stati diagnosticati come bipolari. E dal 2000 negli Stati Uniti queste diagnosi pediatriche sono aumentate di almeno quattro volte.

DSM-V: arriva la nuova edizione della 'Bibbia della psichiatria'© Rick Gomez/CORBIS

Questa nuova tendenza ha profondamente irritato un ampio segmento della comunità psichiatrica. La maggior parte dei cosiddetti bambini bipolari - alcuni dei quali hanno assunto farmaci per stabilizzare l'umore e antipsicotici, con gravi effetti collaterali – secondo molti psichiatri non aveva alcuna forma di disturbo bipolare. Probabilmente soffrivano di una malattia completamente diversa. Invece di oscillare tra mania e depressione, erano irritabili per gran parte del tempo, scoppiando spesso in crisi di rabbia e di violenza fisica non commisurata all'offesa che li aveva fatti esplodere. Così l'APA ha deciso di creare una nuova fattispecie diagnostica per accogliere questi bambini: disturbo da disregolazione distruttiva dell'umore. Per soddisfarne i criteri, un bambino tra i sei e i 18 anni deve "presentare irritabilità persistente e frequenti episodi di comportamento esplosivo per tre o più volte alla settimana per più di un anno".

I critici - come Stuart Kaplan del Penn State College of Medicine, l'assistente sociale e farmacologo Joe Wegmann, e Allen Frances, professore emerito alla Duke University e già a capo della DSM-IV Task Force – temono però che gli psichiatri confondano la collera con un disturbo mentale e continuino in quella che considerano una tendenza alla sovra-diagnosi e all'eccessiva medicalizzazione. David Axelson dell'Università di Pittsburgh ha messo alla prova i criteri per la disregolazione distruttiva dell'umore del DSM-V applicandoli ai dati raccolti in vari anni relativi a 706 bambini, e ha concluso che l'introduzione del nuovo disturbo non è molto utile. In primo luogo, si sovrappone in modo confuso – rendendo spesso difficile la distinzione – a due diagnosi già accettate: il disturbo oppositivo provocatorio e il disturbo della condotta. Inoltre, la diagnosi di disregolazione distruttiva dell'umore durante l'infanzia non si è dimostrata un buon predittore di futuri problemi di salute mentale, in particolare di depressione e ansia. Molti osservatori avevano sperato che questa ricerca, pubblicata alla fine del 2012, avrebbe fatto cambiare idea all'APA, ma la commissione ha deciso di mantenere il nuovo disturbo nel DSM-V.

Disturbi della personalità: un capitolo ancora disturbato... CLICCA QUì PER LEGGERE TUTTO L'ARTICOLO.

 

FONTE:  http://www.lescienze.it/news/2013/02/02/news/la_nuova_edizione_della_bibbia_della_psichiatria_il_dsm-5-1489636/

 

 

 

 

Bullismo & Effetti in Età Adulta

 

 

 

Hikikomori, ovvero la malattia dei ragazzi

 

 

 

ISOLATI. Autoreclusi. In Giappone, come in una favola di manga cattivi, sono quelli che aprono la porta della stanza solo per andare in bagno. Non escono mai, chattano e frequentano il resto del mondo solo via computer. Sono i giovani Hikikomori, gli isolati che rifiutano la vita sociale non a sessant' anni quando potrebbe anche essere una scelta comprensibile, ma nel pieno dell' adolescenza. La malattia dei ragazzi di Tokyo (hikikomori significa stare in disparte) è arrivata anche a Napoli. Con una valenza diversa, perché se il popolo del Sol Levante reputa una grave vergogna l' isolamento in una società dove tutto viene vissuto in collettività, «l' Italia - spiegano i terapeuti - coltiva l' individualità come un valore che però comporta la crescita e il farsi avanti con coraggio, il che fa paura». La malattiaè studiata presso l' Unità operativa di Psicopatologia dell' adolescenza nataa Marano nella Asl Napoli 2 Nord, dove il più delle volte attraverso il filtro della scuola e degli insegnanti convergono casi di teeenager che fanno fatica a crescere e tendono a isolarsi dal mondo. L' esperienza degli psicoterapeuti è entrata in un libro, "Hikikomori e adolescenza. Fenomenologia dell' autoreclusione" (Mimesis editore). «Un libro - spiega Maria Grazia Ciuferri, psicologa e psicoterapeuta dell' Unità di Marano - nato dal mio incontro con la psichiatra Giulia Sagliocco. Nel 2004 abbiamo avviato questo servizio di psicoterapia e successivamente ci siamo avvalse della collaborazione della psicologa Francesca Mancini. Negli ultimi anni ci siamo trovate di fronte a problematiche molto dolorose, famiglie disperate». Hikikomori di livello diverso. Ragazzi che continuanoa frequentare la scuola, recludendosi solo per qualche mese e altri invece che decidono di chiudere con l' istruzione, interrompendo anche il rapporto con i parenti. La loro vita è giocare o vedere film o utilizzare internet per le chat. «Ma senza mai conoscere le persone con le quali si relazionano virtualmente». La loro è una "Second Life" senza però che vi sia più una vita primaria. Vengono colpite anche le ragazze, ma «accettano più facilmente di fissare un appuntamento con lo psicologo e in loro il problema si presenta a 11-12 anni». I ragazzi cominciano a dire no al mondo a 14-15 anni e spesso sono più gravi. «Si manifesta inizialmente con una resistenza a frequentare la scuola, episodi di bullismo o cattivo rendimento non costituiscono la causa, semmai la goccia che fa traboccare il vaso. Ne sono vittime in genere ragazzi che hanno grossa dipendenza dalle figure genitoriali, che al momento dell' adolescenza, quando si deve cambiare modello, non sanno come fare». I problemi coinvolgono l' intera famiglia: si possono dimostrare aggressivi con la madre nel tentativo di prendere una distanza da lei e il denominatore comune è la presenza poco determinante della figura paterna. «Il padre - spiega Maria Grazia Ciuferri - costituisce il terzo nella coppia madre-figlio, la madre dell' Hikikomori tende a non sostenere l' autonomia del figlio». Isolamento anche fisico. «Spesso mostrano resistenze a incontrare uno psicologo», spiega Francesca Mancini. Mario (non è il suo vero nome) a 16 anni si è rivolto all' Unità di Marano. Ultimo di 3 figli, ha due sorelle, maggiori di circa 10 anni. «Le sue insegnanti- racconta Maria Grazia Ciuferri -erano andate a trovarlo per convincerlo a tornare a scuola. Ma non c' era stato verso. La sua è una famiglia media di Marano, il padre molto impegnato per lavoro, non molto presente. Di uscire per venirea incontrarci, neanchea parlarne. Mario ha accettato inizialmente solo telefonate di pochi minuti». Poi è accaduto qualcosa che ha spezzato l' indifferenza: dopo alcuni mesi del percorso terapeutico, il padre ha fatto irruzione nella stanza del figlio, gli ha finalmente espresso il suo dissenso per lo stile di vita scelto e gli ha mandato in frantumi i dischetti del computer. Il padre non ce la fa più e dice: «Questa situazione mi fa soffrire». Basta questo per far sì che Mario telefoni al centro in preda a un attacco d' ansia, molto spaventato. «Fino a quando il padre si era dimostrato tollerante, il rapporto era stato gestito dalla madre. Ora qualcosa era cambiato». L' iniziativa del padre assume carattere positivo nella storia: il ragazzo Hikikomori perde il controllo che aveva su tutta la sua famiglia. Accetta dialoghi telefonici più lunghi con gli psicologi. «Ci ha raccontato - dice Ciuferri - la sua solitudine e il bisogno di amare ed essere amato. Nella solitudine i desideri non scompaiono ma restano legati al dolore di non riuscire a manifestarli». Passano mesi. Mario lascia la scuola definitivamente ma continua i colloqui e la storia si conclude con una sorta di ritorno alla normalità. Come evitare che un adolescente finisca nella rete dell' isolamento? «Va fatto un lavoro di prevenzione nelle scuole.I genitori all' inizio sottovalutano il problema: l' importante è che le famiglie sostengano la socializzazione dei ragazzi, favoriscano la loro autonomia. Un giovane che già alle scuole medie ha poche occasioni di incontri con i coetanei avrà più difficoltà nei momenti successivi. Alle medie i genitori hanno più possibilità di favorire gli incontri e mediare nella relazione tra il figlio e gli altri, magari iscrivendolo a uno sport di squadra: la disciplina sportiva è sempre protetta da un adulto che lascia esprimere l' aggressività, indirizzandola nel modo giusto».

Tella Cervasio © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

FONTE: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/02/14/hikikomori-ovvero-la-malattia-dei-ragazzi.html?ref=search

STELLA CERVASIO

 

Cibo, Restrizione Alimentare & Senso di Colpa

 

 

This image depicts a young woman who had taken a bite out of a green Granny Smith apple, and was holding up the fruit enabling the bitten aspect to be made visible to the viewer.

Il senso di colpa successivo all’aver mangiato troppo cibo incoraggia a rinnovare le promesse di sobrietà alimentare.

 

Sembra che le persone che si definiscono “a dieta” siano un gruppo complessivamente infelicedi solito infatti hanno un alto punteggio nelle scale di depressione e ansia e bassa autostima. Un nuovo studio fornisce un indizio sul perché.

Jessie de Witt Huberts ed i suoi colleghi hanno testato tre gruppi di studentesse e hanno identificato la categoria dei restrained eaters, cioè coloro che più spesso sono a dieta e che si preoccupano costantemente di ciò che mangiano. Questi mangerebbero in realtà tanto quanto gli altri ma sperimentando molto più spesso, soprattutto in relazione a mangiare, il senso di colpa. In sostanza, si tratta di persone continuamente preoccupate di fallire, che si privano coscientemente dei piaceri del cibo.

La ricerca si è svolta in tre studi che hanno seguito una procedura analoga. Decine di studentesse sono state invitate a un laboratorio per prendere parte a quella che pensavano fosse una degustazione di cibo per una catena di supermercati. Sono state lasciate sole per dieci minuti ad assaggiare un cibo ad alto e uno a basso contenuto calorico, come ad esempio patatine e frutta. Poi sono state interrogate sulle loro emozioni, compreso il senso di colpa, e sul loro atteggiamento nei confronti del cibo, tra cui la frequenza con cui sono a dieta e quanto spesso si preoccupano di quello che stanno mangiando.

I ricercatori hanno scoperto che i restrained eaters avevano mangiato tanto quanto gli altri partecipanti, sia in termini di quantità che di contenuto calorico; ciò che li differenziava era però lo stato emotivo sperimentato a seguito della degustazione, infatti questi si erano sentiti più colpevoli, soprattutto a causa della loro indulgenza nello sperimentare il cibo proposto.

I risultati sono insufficienti a stabilire una relazione causale tra l’essere un restrained eaters e il provare sensi di colpa, ma possono aiutarci a capire perché mangiatori più sobri tendono a soffrire di problemi psicologici e perché tendono a sviluppare abitudini alimentari problematicheSembra infatti che siano bloccati in un circolo vizioso in cui il senso di colpa successivo all’aver mangiato troppo probabilmente li incoraggia a rinnovare le loro promesse di sobrietà alimentare; il non riuscire a mantenerle rinforza il senso di colpa che sarà di volta in volta sempre più intenso.

Dato che il 45 % delle ragazze attualmente riferisce di essere a dieta, i ricercatori pensano che sia imperativo imparare di più sui restrained eaters e sugli esiti negativi del loro comportamento.

 

BIBLIOGRAFIA:

FONTE: http://www.stateofmind.it/2013/03/cibo-restrizione-alimentare-colpa/

Venerdì, 01 Marzo 2013 15:01

Servizio On Line "CV PERFETTO"

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Servizio On Line "CV PERFETTO"      

 

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Venerdì, 01 Marzo 2013 13:36

Questionario "SOS FAMIGLIA"

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Servizio On Line "SOS FAMIGLIA"      

 

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Genitori e Figli sono i veri protagonisti di questo lungo e complesso percorso destinato ad evolversi nel tempo. 

 

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Venerdì, 15 Febbraio 2013 09:38

SPORTELLO PSICOLOGICO GRATUITO, ROMA

Scritto da

Logo Centro Culturale Gabriella Ferri                         ODM-Logo

 

 

SPORTELLO PSICOLOGICO GRATUITO, ROMA

 

di OfficinaDellaMente.com in collaborazione col Centro Culturale "Gabriella Ferri" di Roma

 

 

LO SPORTELLO PSICOLOGICO di OFFICINADELLAMENTE.COM:

Il forte intento di condivisione che muove OfficinaDellaMente.com e la radicata convinzione che la consulenza psicologica possa e debba essere alla portata di tutti, sono stati due fattori fondamentali nella scelta di rivolgere un servizio di grande professionalità ed altrettanto impegno in modo completamente gratuito ad uno dei quartieri più popolati della Capitale!

Per circa due mesi ogni Mercoledì, dalle 10.00 alle 16.00 i Professionisti del nostro Staff si renderanno disponibili ad accogliere in uno spazio appositamente allestito del Centro, tutti coloro che sentono una spinta a cercare un supporto psicologico ai loro disagi.

Discussioni familiari, problemi sul lavoro, contrasti di coppia, imprevisti da affrontare, difficoltà scolastiche ed avvenimenti critici... Sono solo alcuni dei motivi sui quali OfficinaDellamente.com può offrirvi consulenza.

E nei mesi di Marzo e Aprile questa consulenza si fa alla portata di tutti, diventando GRATUITA!

 

IL CENTRO GABRIELLA FERRI:

L’apertura del nuovo Centro Gabriella Ferri viene ad arricchire il progetto da tempo avviato dal Dipartimento Politiche di Riqualificazione delle Periferie di Roma Capitale per la realizzazione di una rete di centri culturali nelle aree periferiche della città. Altri luoghi analoghi svolgono già con successo le loro molteplici attività, come l’Elsa Morante all’Eur Laurentino 38 e l’Aldo Fabrizi a San Basilio. Nuovi  Centri per la cultura sono in fase di realizzazione, anche nell’ambito di uno specifico programma europeo destinato alla diffusione, produzione e formazione culturale, rivolta in gran parte ai più giovani e aperta a tutte le realtà territoriali.

La nuova struttura, situata nel Municipio V tra via delle Cave di Pietralata e via Gabriele Galantara, nasce dopo l’intervento di ristrutturazione e riqualificazione di un immobile degli anni ’70, fortemente danneggiato e in stato di abbandono, oggi attrezzato e adibito a spazio polifunzionale.  I lavori di consolidamento sono stati effettuati adottando caratteristiche strutturali antisismiche adeguate ad un edificio da destinare ad attività pubbliche socioculturali.

Il Centro occupa una superficie complessiva di 1.189 mq. All’interno comprende due spazi a pianta aperta per attività sociali e culturali, in cui sarà possibile allestire mostre e sale lettura e organizzare laboratori per bambini. Sempre in quest’area sono previsti gli ambienti di servizio e un piccolo locale ad uso ufficio. Lo spazio esterno ospiterà le attività collettive all’aperto ed è in parte pavimentato con masselli in calcestruzzo, in parte adibito a zona verde.

 

 TUTTI GLI INTERESSATI POSSONO CHIAMARE AL NOSTRO NUMERO DI TELEFONO +39 3337417363 E PRENOTARE IN MODO COMPLETAMENTE GRATUITO!

 

VI ASPETTIAMO!

 

Lo Staff di OfficinaDellaMente.com

 

Il nuovo ambulatorio specialistico di Ispra offre ai giocatori e alle loro famiglie un aiuto su tutti i fronti dalle cure mediche all'assistenza legale.

 

 

Per uscire dalla dipendenza dal gioco d'azzardo c'è lo piscologo, ma anche l'avvocato e l'amministratore di sostegno. Nel nuovo ambulatorio specialistico, inaugurato oggi a Ispra, giocatori e familiari potranno ricevere un supporto su tutti i fronti da quello psicologico a quello legale. Il servizio è promosso dall'Associazione AND-Azzardo e Nuove Dipendenze, su finanziamento della Regione Lombardia e in collaborazione con il Comune di Ispra (che ha messo a disposizione gratuitamente i locali). L'ambulatorio offrirà prestazioni gratuite di consulenza, cure psicologiche e mediche, sostegno sociale ed educativo, supporto legale e finanziario, tutoraggio e ricostruzione del debito, informazioni e supporto al disbrigo delle pratiche per accedere all’amministrazione di sostegno.
L’ambulatorio si rivolge in particolare ai cittadini residenti nei territori della provincia di Varese e Como. Tuttavia, stante la specificità dell’offerta, si prevede di accogliere anche utenti provenienti da qualsiasi provincia della Lombardia.
 Nell’ambulatorio opera una equipe multidisciplinare integrata (medici, psicologi, educatori, assistenti sociali, amministratori di sostegno, consulenti legali e finanziari), al fine di proporre agli utenti e ai loro familiari percorsi specifici e personalizzati in base all’inquadramento diagnostico svolto in fase di ingresso. 

Il servizio è organizzato su due sedi:
ISPRA - via Madonnina del Grappa, 30 (presso Centro Diurno Anziani del Comune, 1° piano)
COMO - Via Cadorna 10 (presso NOA – ASL Como)
Le prestazioni verranno erogate su appuntamento il lunedì dalle 17.00 alle 20.00 (solo a Como); dal martedì al giovedì dalle 17.00 alle 20.00; il venerdì dalle 14.00 alle 20.00 (Solo ad Ispra) e il sabato dalle 9.00 alle 18.00. Per informazioni e appuntamenti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; tel. 342.0974876

 

 

Fonti: http://www3.varesenews.it/salute/psicologi-e-avvocati-per-vincere-la-dipendenza-da-gioco-253484.html

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